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Il contesto del
Vescovo, 2009-09-26
 
Il fenomeno di Medjugorje (3a parte), Službeni vjesnik, 2/2009, pp. 190-194, traduzione dal croato
La Chiesa non ha riconosciuto le “apparizioni di Medjugorje”
Omelia a Medjugorje, sabato, 6 giugno 2009
 
     Fratelli sacerdoti, cari cresimandi, genitori e padrini dei cresimandi, tutti i partecipanti di questa duplice celebrazione sacramentale!
     Ci troviamo alla fine del Giubileo di 2000 anni dalla nascita di San Paolo apostolo. Perciò oggi parleremmo di quella grande rivelazione del Gesù risorto, Nazareno, a Saulo di Tarso davanti alla porta di Damasco. Quando Saulo, poi chiamato Paolo (At 13,13) nei suoi discorsi negli Atti degli Apostoli e nelle sue Lettere si richiama a quell'incontro di grazia, che del tutto ha cambiato la sua vita, non parla nel senso della „visione“, ma nello stile delle apocalissi o rivelazioni vetero e neotestamentarie, egli rileva che a tale avvenimento la „luce“ e la „voce“ danno un timbro ed aspetto speciale.
     San Paolo, secondo gli stessi Atti, almeno tre volte ripete quella sua esperienza e indimenticabili parole sentite dal Signore. Riproduciamone almeno qualcosa:
     Gesù: „Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?“ (At 9,4). „Duro è per te ricalcitrare contro il pungolo“ (At 26,14), sente Saulo la domanda e l'affermazione. Imparerà il nuovo discepolo a soggiogarsi al pungolo di Dio e all'Aratore divino. Saulo, Saulo, il tuo cuore non avrà la quiete finché non si quieti in Colui che perseguiti! 
    
Saulo: „Chi sei, o Signore?“ (At 9,5), ribatte con la domanda l'eroe, accecato e prostrato per terra. Chi sei? – un interrogativo impaurito.
    
Gesù: „Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti“ (At 22,8), risponde la voce del Signore.
    
Saulo: „Che devo fare, Signore?“ (At 22,10), si fermò e domandò il ferito in ambo gli occhi. Dallo splendore di quella luce gli scomparve la vista „verso mezzogiorno“ (At 26,13). Lo splendore da Damasco lo folgorò. Pone la domanda, pronto a passare dalla parte del Vincitore, „conquistato da Gesù Cristo“ (Fil 3,12).
    
Gesù: „Alzati e prosegui verso Damasco; là sarai informato di tutto ciò che è stabilito che tu faccia“ (At 22,10).
     
I collaboratori che accompagnavano Saulo nella persecuzione dei cristiani, sono rimasti sbalorditi; hanno sentito un certo tono, ma non hanno visto nessuno. E lo stesso Saulo „aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda“ (At 9, 8-9).
    
Il cuore di Paolo è colpito dal raggio divino, il suo cervello irradiato dalla luce di Dio, i suoi occhi feriti dal fulgore indescrivibile. E gli è annunciata la sua missione futura dalla bocca di Dio: „ti sono apparso infatti per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto e di quelle per cui ti apparirò ancora. Per questo ti libererò dal popolo e dai pagani, ai quali ti mando ad aprir loro gli occhi, perché passino dalle tenebre alla luce e dal potere di satana a Dio e ottengano la remissione dei peccati e l'eredità in mezzo a coloro che sono stati santificati per la fede in me“ (At 26,16-18), assegna il Signore a Saulo un programma magnifico. Quest’apparizione, uguale alla rivelazione, non è né identica né comparabile con le „visioni“, che Paolo, sempre secondo gli Atti,  ha avuto, di solito di notte, solo a quattro riprese le quali ogni volta gli erano di grande utilità spirituale, di scelta, conforto e testimonianza. 
    
1 – In Troade, Asia Minore. At 16,9: „Durante la notte apparve a Paolo una visione: gli stava davanti un Macedone e lo supplicava: 'Passa in Macedonia e aiutaci!' Dopo che ebbe avuto questa visione, subito cercammo di partire per la Macedonia, ritenendo che Dio ci aveva chiamati ad annunciarvi la parola del Signore“. 
     
Prima di ciò Paolo, e i suoi compagni, intendeva passare nella Frigia e la regione della Galazia, ma lo Spirito Santo gli vietò di predicare la parola nell'Asia. Poi si dirigevano verso la Bitinia, ma lo Spirito di Gesù non lo permise loro. Paolo ascolta il consiglio dello Spirito di Dio, il quale da una parte gli ostacola il viaggio dove egli si è diretto, e dall'altra gli apre la porta ad annunciare il Vangelo dove è la volontà di Dio.
      
Cresimandi! Voi vi troverete spesso negli incroci di via, dove dovrete decidervi. Pregate lo Spirito Santo per il dono del consiglio affinché non facciate secondo il proprio arbitrio, ma secondo la volontà di Dio che di solito vi appare non solo nella coscienza cristianamente educata ma specialmente nei comandamenti di Dio e della Chiesa.
     2 – A Corinto, Grecia. At 18,9: „E una note in visione il Signore disse a Paolo: 'Non aver paura, ma continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male, perché io ho un popolo numeroso in questa città'.” 
     Paolo a Corinto ha vissuto momenti di dillusione, persecuzione, reazioni aspre. Ma era consapevole: se Iddio gli ha assegnato il compito, gli darà la prudenza e l'aiuto. E proprio così ha visto una notte che Iddio lo incoraggia a non cedere ma di predicare con saggezza, coraggio e amore in quella città pagana, poiché vi è un popolo numeroso di Dio. Paolo ha ascoltato la voce di Dio e vi è rimasto ancora un anno e sei mesi.
     Cresimandi!
Anche voi sarete colpiti da vari dubbi e tribolazioni nella vostra vita. Le tribolazioni non sono a frangervi, ma siete voi a superarle. Non cedete di spirito e ragione, ma pregate lo Spirito Santo affinché vi siano sempre efficaci i doni odierni di sapienza ed intelligenza per poter rispondere correttamente anche nei più grandi dilemmi della via. 
     3 – A Gerusalemme, Palestina. At 23,11: „La notte seguente gli viene accanto il Signore e gli disse: 'Coraggio! Come hai testimoniato per me a Gerusalemme, così è necessario che tu mi renda testimonianza anche a Roma“.
     Paolo, „avvinto dallo Spirito“ è venuto a Gerusalemme, non sapendo che cosa l'aspetta, „soltanto che lo Spirito Santo in ogni città mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni“ (At 20,22-23). Se non ci fosse stato il tribuno romano Lisia, i Giudei l'avrebbero straniato vivo. Paolo non sa la fine degli eventi burrascosi a Gerusalemme, ma era pronto „non soltanto a esser legato, ma a morire” per il nome del Signore Gesù (At 21,13). In particolare non sa il suo futuro. Il Signore gli viene in aiuto, lo incoraggia e gli annuncia che così testimonierà anche nella Roma imperiale! Paolo è gioioso e grato allo Spirito Santo che l'accompagna e l’anima. Audacemente accetta l’impulso e la profezia di Gesù.
     Cresimandi!
Nessuno di noi sa quel che l'attende nella vita. Solo Iddio lo sa. Voi oggi riceverete il dono dello Spirito di Dio che si chiama scienza, che ci è necessaria per la salvezza. Pregate e collaborate con Dio affinché sempre abbiate sviluppato non solo il dono spirituale di scienza ma anche di pietà, con i quali intraprenderete le azioni per testimoniare di Gesù in ogni momento e luogo dove la Provvidenza vi porta. 
     
4 – Nel Mediterraneo. At 27,23: „Mi è apparso infatti questa notte un angelo del Dio al quale appartengo e che servo, dicendomi: Non temere Paolo; tu devi comparire davanti a Cesare ed ecco, Dio ti ha fatto grazia di tutti i tuoi compagni di navigazione. 
     
Paolo è al largo del mare già la quattordicesima notte dove la sua nave con 276 persone di navigazione sono gettate „nell’Adriatico“ (At 27,27) alla deriva. Paolo, sotto la sentinella, ricorre a Dio chiedendo l'aiuto per l'equipaggio e i viaggiatori. Il Signore gli manda un angelo che suscita il timor di Dio e l’incoraggia di non vacillare, poiché egli deve stare davanti al Cesare. L'Apostolo prende il timone e annuncia la salvezza a tutti i viaggiatori, purché lo ascoltino. Come del resto egli ascolta lo Spirito di Dio. 
     
Cresimandi! Tutti i nostri compiti sono accompagnati anche da varie sorti avverse. In questa valle di lacrime non possiamo vivere senza le tribolazioni e prove. In esse si accerta la nostra mente e la nostra onestà. Quando vi sembra che sta succedendo un naufragio, non cedete, ma con tutto il timor di Dio raccomandatevi affinché con il dono spirituale di fortezza possiate sostenere tutte le tempeste e bufere per essere provati per il Giorno del giudizio. Noi preghiamo per voi. 
     
Torniamo all'inizio dell'illuminazione di Paolo. In quell'esperienza davanti a Damasco è apparsa la missione di Paolo, affidatagli non da un uomo ma direttamente da Cristo Gesù. Con ciò Paolo è posto come „apostolo“ (1 Cor 9,1), sebbene non associato ai Dodici. E come Pietro ha ricevuto da Cristo risorto – quindi nell'ambito del Mistero pasquale – la missione di guidare, nell'amore di Dio, la gregge fedele di Cristo, così anche Paolo ha ricevuto da Cristo risorto la missione di edificare la Chiesa di Dio. Così Pietro e Paolo, principi degli apostoli, vanno insieme anche secondo la missione ricevuta, secondo il loro martirio a Roma, ed secondo la solennità ecclesiastica. E questa illuminazione e apparizione Paolo come se la collocasse prima dell'Ascensione, tramandando la più antica tradizione sulle apparizioni del Signore risorto: innanzi tutto a Cefa, poi ai Dodici, ai fratelli che erano più di cinquecento, a Giacomo, a tutti gli apostoli e „ultimo fra tutti apparve anche a me“ – Paolo (1 Cor 15,5-8).Tale rivelazione e messaggio di Cristo l'hanno mantenuto forte dal primo momento e per tutto il periodo del suo apostolato.   
     In fine una o due parole sulla nostra situazione domestica. Nella settimana dal 17 al 24 gennaio di quest’anno sono stato a Roma. Oltre a salutare, in primo luogo, il Santo Padre nel'udienza generale e a implorare la sua benedizione apostolica per tutta la Chiesa in Erzegovina, ho visitato anche i più Responsabili nella Congregazione per la Dottrina della Fede. Ho ringraziato in particolare per il fatto che ai Vescovi della regione italiana Toscana, che nella loro visita ufficiale ad limina hanno chiesto alla Congregazione che cosa pensare sul fenomeno di Medjugorje, il Segretario d'allora, Arcivescovo Angelo Amato, ha raccomandato loro di trasmettere ai sacerdoti e fedeli l'omelia pronunciata qui a Medjugorje durante la cresima nel Corpus Domini 2006, il che hanno fatto. Il Cardinale William Levada, attuale Prefetto della Congregazione, allora mi disse: „Noi lo diciamo a ciascuno che ci chiede su Medjugorje“. Ho visto che la competente Congregazione e la Segreteria di Stato del Santo Padre seguono con attenzione ciò che succede nella nostra Erzegovina. E siamo grati per tutta la sollecitudine ed amore di Papa Benedetto XVI e della Sede Apostolica.
     Sto, quindi, a tutto quello che ho pronunciato tre anni fa da questo luogo chiedendo responsabilmente agli operatori pastorali padri francescani in questa parrocchia, e ai parrocchiani ed altri fedeli, e ai presunti veggenti, cioè le pretese apparizioni quotidiane, note come „fenomeno di Medjugorje“, non sono riconosciute dalla Chiesa come autentiche né dopo alcune inchieste commissionali ed, ecco, neanche dopo 28 anni di divulgazione tramite i mass media. Non comportiamoci, fratelli e sorelle, come se tali „apparizioni“ fossero riconosciute e degne di fede. Se come cattolici, devoti figli e figlie della Chiesa, vogliamo vivere secondo le norme e l’insegnamento della Chiesa, glorificando la Santissima Trinità, venerando Beata Maria sempre Vergine, Immacolata, Madre di Dio e al cielo Assunta, nonché confessare tutto ciò ch la Chiesa nel Credo ha stabilito, non ricorriamo a certe “apparizioni” o “messaggi” di alternativa, ai quali la medesima Chiesa non ha attribuito il carattere della sopranaturalità.
     Voi cresimandi, vi prego vivamente: attenetevi nella vita ai doni dello Spirito Santo che oggi ricevete sacramentalmente, come San Paolo si è attenuto ai doni e alle ispirazioni dello stesso Spirito nel suo annuncio del Vangelo e nella testimonianza per Cristo Signore. In tale impresa vi aiutino i vostri genitori, padrigni e tutta la comunità parrocchiale.
     
Per verificare, quanto abbiamo lo Spirito di Dio, ci aiuterà in modo migliore il padre e dottore della Chiesa Sant’Agostino che disse: „Quantum quisque amat Ecclesiam Christi, tantum habet Spiritum Sanctum“ (PL 35, 646).
     
Non permettiamo di essere superati nell'amore verso Cristo e la Chiesa, „Corpo di Cristo“ (Ef 4,12).
 
 
La lettera del Vescovo a fra Petar Vlašić, parroco di Međugorje
 
Mostar, 12 giugno 2009.; Prot.: 648/2009.
 
     Reverendo parroco fra Petar!
 
     Dopo aver fatto la visita canonica alla parrocchia di Medjugorje il mercoledì 10 giugno corrente, dove nove altri padri francescani con decreti emanati da questa Curia condividono con Lei la cura delle anime, desidero ora riferirmi, anche in questo modo, ad alcuni punti.
     Essendo Lei l’attuale parroco che in tale qualità lavora lì dal settembre 2007, esprimo i miei sinceri ringraziamenti per la trasparente annotazione dei libri di registro ed altri. Per un parroco, come anche per un vescovo – è davvero essenziale svolgere bene non solo il munus docendi et sanctificandi, ma anche il munus gubernandi affidatogli.

     Munus docendi:
     - Tuttora vale la regola che nella parrocchia di Medjugorje non possono guidare ritiri ed esercizi spirituali, neanche tenere conferenze, sacerdoti provenienti dall'estero, senza l'approvazione di questa Curia (Circ. del 23.8.2001,nr. 1290/2001).
     - Analogamente, né i sacerdoti esteri né quelli domestici possono propagare in codesta chiesa e neanche nei dintorni ecclesiastici i presunti “messaggi“ e “apparizioni“ che non sono proclamati autentici.

     Munus sanctificandi:
     - È lodevole che Lei richieda ad ogni sacerdote che vuole celebrare la S. Messa a Medjugorje il celebret del suo superiore ecclesiastico e che registri in un libro particolare tutti i concelebranti dall'inizio di quest'anno.
     - Parimenti Lei mi ha detto di essere stato informato dall'”Oasi della pace“, che, dopo l'intervento di questa Curia del 15 dicembre 2008, non conservano più privatamente la SS. Eucaristia nella loro cappella e non fanno l'adorazione, che finora hanno fatto per conto proprio. Essi come associazione religiosa non hanno il permesso di soggiornare nel territorio di questa diocesi.
     
     Munus gubernandi:
     - Lei mi ha informato che la chiesa a Bijakovići, costruita a suo tempo da un fedele dall'estero come suo ex-votum, senza la dovuta richiesta e approvazione delle competenti autorità ecclesiastiche, è chiusa per ora e che in essa non si svolge nessuna cerimonia.
     - Nella cronaca ha cercato di registrare, anche con la giusta terminologia, tutto quel che appartiene alla parrocchia come un’unità pastorale di questa diocesi, senza riguardo a tutte le storie sui „veggenti“, le „apparizioni“ e i „messaggi“ legati a codesta parrocchia. 
     
     „Il fenomeno di Međugorje“:
     - Il „Santuario“. La parrocchia di Medjugorje non può essere denominata santuario, né privatamente, né pubblicamente, né ufficialmente, poiché non è riconosciuto come tale a nessun livello ecclesiastico competente. E tale dicitura non può figurare sul sito web di „Medjugorje – luogo della preghiera e riconciliazione“, dove si trova ora in più luoghi. In un’informazione su tale sito – dove non si vede neanche chi è il responsabile – c'è quest’avviso:
     - “Per evitare ogni malinteso, vogliamo sottolineare che il Santuario non ha dato a nessuno la missione di rappresentare Medjugorje. Il Santuario non ha dato la missione ad alcuna comunità e persona né in Medjugorje né fuori di Medjugorje - di diffondere o di interpretare i messaggi della Gospa. Tutte queste iniziative sono private e spontanee dei fedeli e delle comunità.“
     Da questa informazione risulta come se il sito proclamasse se stesso „Santuario“. Poi in questo modo sembra l’unico competente a dare istruzioni al mondo. Come Ordinario locale, con la presente dichiaro che il sedicente „santuario“ non ha alcuna missione per dichiararsi Santuario. A Lei e a tutti i padri francescani che lavorano nella pastorale di Medjugorje, ufficialmente richiedo di non usare la dicitura „santuario“, di non presentare (la parrocchia) con tale titolo, poiché non ha la missione ecclesiastica di comparire a nome di Medjugorje né diffondere ed interpretare le „apparizioni” e i „messaggi“ di Medjugorje. 
     - Commenti dei „messaggi“. Ho conversato davanti a Lei e un altro vicario, con fra Danko Perutina che scrive e pubblica i commenti dei „messaggi” presi dalle „apparizioni“ del 25 del mese. È stato detto che egli riceve i „messaggi“ dalla „veggente“ Marija dall'Italia o da Medjugorje quando lei si trova in codesto luogo e poi lì presenta, commenta e propaga. Questo è contrario alla decisione e richiesta della Curia, specialmente dopo la dichiarazione del 10 giugno 2006, il che ho ripetuto nella chiesa parrocchiale il 6 giugno 2009 (omelie in allegato).
     -
Il Cenacolo. Dopo il nostro intervento, prima del Natale dell'anno scorso, nel cortile del Cenacolo non ci sono più „apparizioni” private alla presunta veggente Mirjana Dragićević, sposata Soldo, ogni due del mese.
     -
L’Associazione „Kraljice mira …“ Sono stato informato durante l'incontro che nell'“associazione“ del fondatore Tomislav Vlašić a Medjugorje, che parimenti non ha il permesso di dimorare nel territorio di questa diocesi, ci siano alcuni membri, maschi e femmine, che si vestono in borghese.

     Il numero delle preghiere. Nel settembre 2007, in occasione del Suo ingresso all'ufficio del parroco, Le ho accennato che i cosiddetti „veggenti“ non possono comparire nella chiesa in nessuna occasione per propagare le loro „apparizioni“ e „messaggi” privati, neanche presiedendo, né loro né nessuno al loro posto, la recita di un certo numero di preghiere „ricevute“ in un’„apparizione“. Non si può, quindi, usare le preghiere evangeliche ed ecclesiastiche riconosciute per introdurre „numeri“ e „messaggi“ delle „apparizioni“ private.
     
     Le intenzioni del rosario. Parimenti non è permesso di introdurre durante la preghiera del rosario mariano nella chiesa le intenzioni ricevute in una „apparizione“ o „messaggio“. Abbiamo sufficienti intenzioni ufficiali ecclesiastiche (pontificie, episcopali, missionarie…) e non c'è bisogno di ricorrere arbitrariamente alle presunte apparizioni e messaggi, e mescolarli con le preghiere pubbliche della Chiesa.
     
     A
nniversari. Non è permesso che in qualsiasi tempo, specialmente in occasione delle „apparizioni“ di Medjugorje, i “veggenti” e le “veggenti” siano invitati e compaiano nella chiesa parrocchiale o in qualsiasi ambiente ecclesiastico per propagare i loro „messaggi” e „apparizioni“ private. Quindi, non mescoliamo il non riconosciuto col riconosciuto, il privato coll'ufficiale, il non liturgico col liturgico.
Grato per quello che Lei, insieme agli altri frati di codesta parrocchia intraprendete per il bene delle anime e perché sapete distinguere chiaramente la cura pastorale dalle “apparizioni” e “messaggi” privati, La saluto con devoti ossequi.
 
 La lettera del Vescovo a fra Danko Perutina, vicario parrocchiale di Medjugorje
Mostar, 12 giugno 2009; Prot.: 649/2009
 
    Reverendo fra Danko!
     
    Dopo la Sua ordinazione sacerdotale nel 1999 e alla conclusione degli studi, io L'avevo nominato, su proposta dei Suoi Superiori religiosi, nel 2000, vicario parrocchiale di Humac. Poi, sempre su proposta del Suo Governo provinciale, nel 2001, vicario di Međugorje, nel 2005 nuovamente di Humac e nel 2007 a Međugorje. Nel frattempo, dal 2002 al 2005, Lei ha studiato e ottenuto il grado in mariologia a Roma.  
    Le scrivo in riferimento ai Suoi commenti dei cosiddetti “messaggi“ ed “apparizioni“ del giorno 25 del mese. Nella visita ufficiale a Međugorje, il 10 giugno a. c., ne ho conversato con Lei, presenti anche il parroco fra Petar Vlašić e un altro vicario.
    Nella conversazione si è evidenziato che Marija Pavlović, sposata Lunetti, “veggente“ quotidiana che vive in Italia, e temporaneamente anche a Međugorje, invia a codesto Ufficio parrocchiale o a qualcuno di voi operatori pastorali nella parrocchia di Međugorje, il suo “messaggio“ del giorno venticinque del mese, che poi viene pubblicato sul sito web di Međugorje e negli altri mass media. E Lei regolarmente commenta tale “messaggio“ mensile, che è diffuso in varie lingue. 
      Quando ho domandato come mai si trasmette solo il “messaggio” del 25 del mese e non gli altri “messaggi“, come se fossero “privati“, non ho sentito una risposta chiara e convincente. Non so chi ha posto e autorizzato Lei a commentarli e trasmetterli sul sito. Chi in genere si appropria del diritto di decidere che alcuni “messaggi“ siano omessi ed altri trasmessi e ciò tramite l'Ufficio parrocchiale e il sito collegato con la parrocchia di Medjugorje?
     Gradatamente siamo riusciti ad allontanare dalla chiesa parrocchiale e dagli ambienti ecclesiali, le “apparizioni“ e i “messaggi“ non riconosciuti, e la comparsa dei “veggenti“ e delle “veggenti“ prima o dopo la S. Messa. Nella conversazione ho ricordato di aver chiesto, anche nel 2006, e riconfermato nel 2009 dall'altare che “Nessun sacerdote che opera canonicamente in questa parrocchia di Međugorje o che sia di passaggio, è autorizzato a presentare la sua opinione privata, contraria alla posizione ufficiale della Chiesa sulle ‘apparizioni e messaggi’, né in occasione delle celebrazioni dei sacramenti, né durante i regolari atti di devozione, né nei mezzi di comunicazione cattolici” (omelie in allegato).
     P
er evitare qualsiasi malinteso, con la presente dichiaro che Lei, con il mio decreto, non è autorizzato né a nome dell'Ufficio parrocchiale né come vicario parrocchiale a commentare e trasmettere i “messaggi“ del 25 o di qualsiasi altro giorno nel mese. Questi sono “messaggi“ privati di persone private per uso privato. E non possiamo permettere che ciò si formalizzi come messaggio dell’Ufficio parrocchiale, del parroco o di qualsiasi vicario parrocchiale o persino del “Santuario“ quando non è riconosciuto come tale a nessun livello: né diocesano, né della Conferenza Episcopale, né della Santa Sede.
     
Mi aspetto pertanto con fiducia, senza altri ammonimenti, che d’ora in poi non trasmetta i Suoi commenti né a nome dell'Ufficio parrocchiale né sotto il Suo proprio nome, né sotto uno pseudonimo, né dopo il 25 del corrente mese e mai finché le cose stanno così.
                                                                                                              La saluto con devoti ossequi.
   

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