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I criteri per il discernimento delle apparizioni. Eventi di Medjugorje
Vescovo, 1995-05-31
      Medjugorje, la parrocchia nella diocesi di Mostar-Duvno in Erzegovina, è nota non solo tra i cattolici croati ma anche in tutto il mondo. Ormai da 14 anni si parla e scrive sui "veggenti", sulle "apparizioni" della Madonna in quel luogo. Il ministero ecclesiastico del vescovo diocesano mons. Pavao Žanić è contrassegnato anche dalle commissioni, indagini, comunicati, dichiarazioni, incontri con i "veggenti", persuasioni e dissuasioni riguardo a tali fenomeni. Al suo coadiutore e successore, specialmente dopo la presa del governo della diocesi di Mostar (1993) sono arrivate parecchie lettere di vario contenuto, con diversi consigli e suggerimenti riguardo ai fenomeni di Medjugorje. Alcuni hanno chiesto che tali fenomeni fossero impediti, altri preferivano l’approvazione e la propagazione. Lui stesso, volens-nolens, è stato invitato a pronunciarsi e a dichiararsi in alcune interviste. Non ha mai esitato ad attenersi alla Dichiarazione della Conferenza Episcopale del 1991. Ha accennato al caso Medjugorje anche nel Sinodo dei Vescovi a Roma, nell’ottobre 1994; perciò non si può ignorare che la detta tematica sia attuale e contemporanea.
     Non è possibile riportare un riassunto sugli avvenimenti legati a Medjugorje. Si tratta di un’ampia letteratura,[1] a volte ingenua e a volte genuina. Questo articolo si riferisce all’esposizione dei criteri teologici delle apparizioni celesti "private" sulla terra. Su quest’argomento sono stati scritti articoli e libri davvero validi che trattano in maniera chiara e competente le apparizioni e rivelazioni "private".[2]  
     Perciò lo scopo di questo articolo è quello di raccogliere insieme i criteri che possano aiutare coloro che conoscono certi fatti a confrontarli con tali regole e giungere a delle conclusioni. Poi si vogliono esporre i documenti ufficiali e le dichiarazioni ecclesiastiche in riferimento agli avvenimenti nella parrocchia di Medjugorje, ed infine riassumere la posizione della Curia diocesana o meglio del Vescovo diocesano in alcuni punti, tenendo presente la nota Dichiarazione della Conferenza Episcopale della Jugoslavia del 1991.
 
     1) Secondo la dottrina del Concilio Ecumenico Vaticano II la persona storica di Gesù, la sua apparizione e rivelazione, con parole e fatti, con segni miracolosi, tramandatici tramite i suoi apostoli, è la rivelazione finale, completa di Dio, alla quale non si può né aggiungere né togliere nulla. Il Concilio, in tal senso, si esprime senza ambiguità: "Perciò Egli, vedendo il quale si vede anche il Padre (cfr. Gv 14,9), col fatto stesso della sua presenza e con la manifestazione di Sé, con le parole e con le opere, con i segni e con i miracoli, e specialmente con la sua morte e risurrezione di tra i morti, e infine con l’invio dello Spirito Santo di verità, compie e completa la rivelazione e la corrobora con la testimonianza divina, che cioè Dio è con noi per liberarci dalle tenebre del peccato e della morte e risuscitarci per la vita eterna".[3]
 
      2) La Sacra Scrittura: nel Vecchio Testamento la parola "ascoltare" è più usata di "vedere" o "guardare" (1080 volte ascoltare - 520 volte vedere). Anche il rapporto dell’uomo più umile, amico di Dio, è un rapporto con la parola, non dell’occhio, della visione: Non si può vedere Iddio e rimanere in vita, vale anche per Mosé. Iddio gli manifesta la sua gloria, e non il suo volto (cfr. Es 33,20-23). L’ascolto della parola di Dio è un atteggiamento ordinario del fedele, del profeta, del re. Non ci meraviglia che il Credo dei giudei non cominci col "Credo in Dio onnipotente",ma: Šemà, Israel - Ascolta, o Israele" (Deut 5, 1).
    Nel Nuovo Testamento, specialmente nella Lettera agli Ebrei (1,1-2) si dice che Iddio ha parlato più volte e in diversi modi ai padri nei profeti, ma definitivamente e completamente tutta la rivelazione - anche della Santissima Trinità e della nostra salvezza - è contenuta nella rivelazione dell’Unico Figlio di Dio, splendore della Gloria e impronta dell’Essere di Dio. La teologia di S. Giovanni apostolo ed evangelista accentua in particolare questa visione e conoscenza del Figlio: "Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il figlio unigenito, che è nel seno del padre, lui lo ha rivelato." (Gv 1, 18). Gesù è la rivelazione del Padre, l’icona-immagine sua. Perciò chi vede il Figlio, vede anche il Padre. Gesù farà elogio di quelli che credono e non hanno visto (Gv 20,29). In Giovanni "vedere" e "credere" è una cosa sola. La Parola di Dio, la Seconda Persona Divina non è dunque "apparsa" nel corpo umano, ma è divenuta il corpo e ha preso dimora tra di noi, nelle nostre condizioni umane, nel tempo e nello spazio. Tale rivelazione è rivolta alla nostra fede, ed è l’espressione più grande della rivelazione. Perciò la religione di Cristo è religione dell’Incarnazione, che supera qualsiasi apparizione. Dopo la morte e risurrezione Cristo è apparso più volte; nel corpo glorificato che è identico a quello precedente. Tali apparizioni avevano un duplice scopo: da una parte, la prova della risurrezione di Gesù e, dall’altra, il completamento delle sue istruzioni ai discepoli. Ha dato loro il potere di confessare, ha stabilito la missione generale di annunciare il Vangelo ad ogni creatura, di attendere lo Spirito Santo, di dare la testimonianza a tutti affinché tutti gli uomini fossero battezzati e credessero e raggiungessero la salvezza. Dopo l’ascensione di Gesù le apparizioni non sono più necessarie.[4]
 
     3) La problematica e spiegazione teologica. I teologi, che ex professo studiano la rivelazione pubblica, non parlano volentieri di apparizioni e messaggi privati. Al contrario, sono molti i fedeli nel popolo che sono aperti a tali fenomeni. Essi si sentono a loro agio se notano qualcosa di visibile, palpabile, sensibile e sensitivo; specialmente se ciò è visibile nella loro vita nella forma di un aiuto emozionale: guarigione o simile esperienza. Tali fenomeni e credenze popolari possono facilmente diventare vere superstizioni e pratiche magiche. In particolare, se la "grazia" aspettata o il "miracolo" non avvengono come la persona sperava e pregava; perciò non sono rari in tali casi anche i - suicidi. Però bisogna oggettivamente riconoscere che negli ultimi anni e decenni milioni di pellegrini hanno visitato i noti santuari mariani del mondo, come Lourdes, Fatima, Czestonchowa, Loreto, Marija Bistrica ecc. Questa è una ragione di più parlare e scrivere del problema delle apparizioni private. Anzi, colui che nel suo ministero ecclesiale si sente responsabile, sia in campo teologico, di ricerca, che di maestro e vescovo, è tenuto a difendere la fede del popolo semplice e non permettere che, sotto il pretesto di alcuni segni e gesti esterni religiosi, nascano contenuti superstiziosi o che, in base ad apparizioni false, si formi la fede della gente. Dal punto di vista teologico, le apparizioni private, per essere accettate come autentiche, devono eccellere in alcuni segni essenziali ed essere prive di alcuni aspetti ed elementi sospetti.
    Rufin Šilić, francescano erzegovinese, professore di teologia a Sarajevo, raccomandò a suo tempo ai curati d’anime in maniera breve e chiara: "Guardino i curati d’anime di non dare fiducia presto alle rivelazioni affinché non vengano ingannati dalle pie donne".[5]
     Un altro francescano erzegovinese, Kvirin Vasilj, adduce tre criteri: 1) Maria nelle apparizioni deve essere in piena consonanza con Maria del Nuovo Testamento. 2) La persona che asserisce che la Madonna le appaia deve essere del tutto sincera e piena di amore verso la verità; 3) Tale persona deve essere anche sana psichicamente, non suscettibile di illusioni ed allucinazioni.[6]
    Un articolo teologico competente sulle apparizioni private è stato scritto dieci anni fa dal professore alla Pontificia Università Gregoriana a Roma, Jean Galot, S.J. Egli pone tre problemi che bisogna affrontare per verificare se si tratta di apparizioni autentiche: 1) Se la vera apparizione è avvenuta; 2) Se la persona che trasmette ciò sia degna di fede; 3) Se si può esporre la teologia di tali apparizioni e determinare il loro posto nella vita della Chiesa.[7] Questo terzo problema è difatti di primaria importanza e il teologo gli dedica la dovuta attenzione. Descrivendo le diverse apparizioni e visioni nella Bibbia, riporta anche le sue considerazioni teologiche in merito. Nella fede esiste una luce fondamentale, ma tuttavia avvolta dalle tenebre. Perciò alcuni chiedono l’apparizione per confermare la loro fede. Essi vorrebbero ricompensare con la "visione" quello che manca alla loro fede. "Proprio questo desiderio spinge un buon numero di cristiani di oggi verso le persone che dicono di avere apparizioni e visioni".[8]
      Il primo criterio nel discernimento dell’autenticità è la rarità e l’eccezionalità. Le apparizioni sono essenzialmente fenomeni molto rari. Esse non possono sostituire la fede. "Così, apparizioni che per un periodo abbastanza lungo divenissero talmente frequenti da far parte della vita quotidiana dei veggenti, tenderebbero a trasformare l’esistenza cristiana in visione, e a liberarla dall’oscurità della fede. Simile frequenza sarebbe motivo per sospettare dell’autenticità delle apparizioni".[9]
     Il secondo criterio nel giudicare autentiche le apparizioni è la conformità degli eventuali messaggi e rivelazioni alle verità della dottrina cristiana. Se ci fossero degli errori dottrinali o affermazioni incompatibili con l’insegnamento evangelico, con la carità cristiana, o contenessero denigrazioni, istigassero alla ribellione, alla "disobbedienza all’autorità della Chiesa", in tali casi si dovrebbe mettere in dubbio la loro validità.[10]
     Terzo, "ugualmente sarebbe d’ostacolo all’affermazione di un’origine trascendente delle apparizioni, l’indizio di una certa loro manipolazione umana: quando i beneficiari delle apparizioni ne determinano essi stessi il luogo, la data, la frequenza o il programma. Non si tratta allora di un fenomeno che viene dall’alto, ma di un’esperienza più o meno diretta da quelli che ne sono gli attori sulla terra."[11]
     Quarto, bisogna prendere in considerazioni anche i frutti. "Si deve pure osservare che da soli i frutti spirituali non bastano come criterio per giudicare l’autenticità delle apparizioni; si conoscono casi in cui numerose conversioni sono state constatate e in cui le pretese apparizioni sono state poi invece rigettate dall’autorità della Chiesa come prive di serio fondamento".[12]
     Ž. Puljić, già membro della commissione diocesana d’inchiesta sugli avvenimenti di Medjugorje, oggi vescovo di Dubrovnik, per il discernimento dell’autenticità delle apparizioni rileva anche un’analisi necessaria e seria dei seguenti elementi:
- L’equilibrio psichico della persona
- L’oggetto o il contenuto delle apparizioni private e
- Gli effetti morali nello stesso "veggente" e negli altri che lo accettano.[13]
     Altri studiosi elencano addirittura otto criteri per discernere le apparizioni e rivelazioni autentiche da quelle non autentiche. Per poter dare un giudizio, bisognerebbe rispondere a questi interrogativi:
- Quali sono le informazioni fondamentali e qual è il giudizio su di loro?           - Esiste il compimento concreto delle profezie annunciate dal veggente?
- Quale è l’onestà del veggente e la correttezza verso il suo superiore (direttore spirituale, parroco, vescovo)?
- Si può avere il testo assolutamente autentico del "messaggio"?
- Quale è l’armonia tra i cosiddetti messaggi e rivelazioni con la dottrina ufficiale della Chiesa?
- Quale è l’utilità degli asseriti messaggi e notizie per la salvezza eterna degli uomini?
- Le cosiddette apparizioni hanno superato tutte le prove del tempo e dell’inchiesta?
- Si sono realizzati frutti importanti sotto ogni aspetto?[14]
     Il professore di teologia alla Gregoriana di Roma, Rino Fisichella, per recensire l’autenticità e la veridicità delle apparizioni private, dopo i richiami biblici, rileva i seguenti criteri:
- tali visioni non devono adombrare l’autentica e radicale rivelazione esposta nella Sacra Scrittura;
- devono sempre rispettare il mistero e il segreto della vera rivelazione; "è assurdo - per non dire blasfemo - non solo per la mentalità occidentale - che durante la visione si possa fotografare il volto di Gesù o della Vergine";
- rispettare il reciproco compimento dei carismi; il più grande tra di essi è l’amore, perciò non deve essere diretto contro la carità come centro della rivelazione cristiana.[15]
     Inoltre, per l’analisi teologica delle apparizioni private è necessario tener presente anche i contenuti socio-culturali in cui avvengono le apparizioni; la verifica linguistica dei racconti e le descrizioni di tali visioni e infine una severa analisi psichica degli stessi soggetti che asseriscono di avere le apparizioni. Si deve tener conto del fatto che le apparizioni sono sempre qualcosa di "straordinario", eccezionale, e questo è un elemento essenziale nel loro discernimento. "Se queste avvenissero nella vita di un credente con frequenza quotidiana e si prolungassero per anni è evidente che si creerebbero seri problemi per una teologia della fede".[16] Ogni apparizione si deve riferire, deve ritornare alla rivelazione di Cristo, supporla e condurre ad essa.
     Riferendosi alla "ricerca scientifica" di René Laurentin, sacerdote e pubblicista francese, riguardo alle "apparizioni" di Medjugorje,[17] Josip Ćurić, professore nella Facoltà di teologia di Zagreb, riporta alcuni punti critici significativi che contribuiscono grandemente alla chiarificazione della detta problematica:
- Ćurić innanzitutto distingue la vociferata nozione di "scienza" del XIX secolo dal concetto di scienza del XX secolo. Oggi i veri scienziati sono molto più modesti e cauti a causa delle eventuali future smentite e revoche degli attuali risultati.[18]
- Mentre lo scienziato francese elenca fatti e dati, egli rimane in linea con la sua professione storica. Ma quando presenta la stessa "visione" dei veggenti, non tiene conto dell’"esperienza della presenza" come un elemento significativo della conoscenza spirituale. Questa è una grande mancanza, nota il gesuita croato.[19]
- Il soggiorno di tre giorni a Medjugorje durante il tempo natalizio ha reso possibile a Laurentin di constatare che i veggenti sono persone mentalmente sane, semplici e del tutto sincere. Ćurić osserva che Iddio non riserva i suoi doni solo alle anime "scientificamente" sane; richiama l’attenzione agli stragrandi salti nelle conclusioni di Laurentin: "Però, se egli pervenisse alla convinzione perfettamente sicura che i veggenti di Medjugorje sono del tutto sinceri nelle loro dichiarazioni, questo non lo autorizzerebbe a concludere, sulla base della sincerità soggettiva delle loro parole, per la verità oggettiva delle loro apparizioni".[20]
- Proseguendo il discorso Ćurić pone un problema generale e di principio: "Che cosa la scienza può ricercare e verificare nei fenomeni straordinari, prodigiosi, siano essi di origine divina o demoniaca? Sembra che Glas Koncila non abbia proceduto in maniera più felice ribadendo continuamente il ‘carattere scientifico’ del metodo di Laurentin riguardo alle ‘apparizioni’ della Madonna: come se il problema dell’autenticità di quelle apparizioni - dopo le nostre controversie balcaniche – avesse iniziato a risolversi finalmente in maniera giusta, per via scientifica". Laurentin riconosce che, in fin dei conti, il "verdetto deve essere lasciato alla Chiesa". Replica allora Ćurić: "Perché l’uomo di scienza, venendo alla fine della sua ricerca scientifica, frenerebbe le sue conclusioni scientifiche e piegherebbe la sua cervice davanti all’autorità non scientifica della Chiesa? Se la scienza constata scientificamente che una certa specie di virus causa il morbo del cancro, nessun vescovo può contestare tale conclusione! Però se la scienza scientificamente verifica che la Madonna ’appare’ a Medjugorje, possono i vescovi negarlo con le loro commissioni?" Qui il critico Ćurić si ferma ad osservare due cose: primo, la grazia di Dio non può essere "oggetto" della ricerca scientifica; secondo, tuttavia Iddio con la sua grazia può toccare l’uomo e far sì che tale contatto si manifesti nella guarigione miracolosa, nella conoscenza miracolosa. Ma la scienza non è capace di verificare tale carattere miracoloso![21]
- Ćurić distingue, nelle rivelazioni private, tra tipi mistici e profetici. I mistici di solito non possono e non sanno esprimere nulla di quello che hanno vissuto. Le anime profetiche "si comportano quasi del tutto al contrario: esse sono persuase dell’autenticità della loro esperienza e consapevolmente appaiono in pubblico, dove desiderano che la gente li ascolti e segua il loro ’messaggio’. Il fenomeno di Medjugorje rientra in questo tipo profetico. Né il tipo mistico né quello profetico si dimostra con la scienza, ma con la valutazione spirituale.[22]
                - Ćurić nota le differenze tra la rivelazione pubblica che è incondizionatamente necessaria per la salvezza ed è indirizzata a tutta l’umanità e a tutti i secoli, e le rivelazioni private che nessuno ha il diritto di imporre e indirizzare a nessun’ altra persona. Questo segue dal carattere privato delle rivelazioni private.[23]
- Tale rivelazione privata non perde il suo carattere privato nemmeno dopo la cosiddetta "approvazione" o il "Nihil obstat" da parte della Chiesa, la quale può anche revocare tale "approvazione". La conclusione di Ćurić è questa: "Chi crede con Laurentin che la Madonna sia davvero apparsa ai veggenti di Medjugorje, e ciò non solo una o due volte, ma oltre mille volte - dovrebbe tener conto del fatto storico che talvolta anche iniziative di Dio molto generose sono andate a finire in maniera triste, poiché sono state rese impossibili dai vari ingenui e fanatici con la loro sproporzionata propaganda. Dall’altro canto, non si dovrebbe dimenticare che Iddio nella sua azione non è legato a nessun nostro metodo legale o scientifico: secondo la Bibbia".[24] 
 
      4) La posizione della Chiesa. Il cardinale Prospero Lambertini, divenuto Papa col nome di Benedetto XIV (1740-58), ha spiegato valore e vigore della "approvazione" concessa per le apparizioni, visioni, rivelazioni: "Si deve sapere che essa non è altro che il permesso di divulgarle per la formazione e l’utilità dei fedeli, dopo un maturo esame. Così a queste rivelazioni approvate in questo modo, non è dovuto un assenso di fede cattolica, e non si può darlo; tuttavia si deve loro un assenso di fede umana, secondo le regole della prudenza, in virtù della quale tali rivelazioni sono probabili e degne di essere piamente credute"[25] Questa saggia regola vale anche oggi. 
     Nell’attuale Catechismo della Chiesa Cattolica esiste un atteggiamento chiaro nei confronti delle apparizioni e rivelazioni "private": "Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate ’private’, alcune delle quali sono state riconosciute dall’autorità della Chiesa. Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di ’migliorare’ o di ’completare’ la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica. Guidato dal Magistero della Chiesa il senso dei fedeli sa discernere ed accogliere ciò che in queste rivelazioni costituisce un appello autentico di Cristo o dei suoi santi alla Chiesa."[26] 
 
     5) I fenomeni di Medjugorje e le dichiarazioni ecclesiastiche. Dal 1981 tre commissioni ecclesiastiche hanno lavorato, in successione, allo studio del fenomeno di Medjugorje. Non potevano non prendere in considerazione i suesposti principi e regole in codeste inquisizioni. Sia le stesse commissioni, sia il Vescovo locale, sia la Conferenza Episcopale hanno rilasciato nel corso del tempo vari comunicati, spiegazioni e dichiarazioni ufficiali, che poi hanno riscontrato o l’accettazione o la non accettazione dei fautori o dei contestatori delle "apparizioni soprannaturali". Ecco le dichiarazioni ufficiali più importanti con i loro firmatari responsabili e con le date:
- A metà dell’agosto 1981 nella sua dichiarazione il Vescovo di Mostar, mons. Pavao Žanić, onestamente aperto alle spiegazioni, ha rilevato che tuttavia rimane la "questione più importante: se ciò sia un’esperienza soggettiva dei bambini o qualcosa di soprannaturale?"[27]
- Il 14 gennaio 1984 l’arcivescovo di Zagreb Franjo Cardinal Kuharić ha vietato ai "veggenti" di Medjugorje di prendere la parola in qualsiasi chiesa dell’arcidiocesi di Zagabria finché non sia emanato il giudizio ecclesiastico sui detti fatti.[28]
- Il 24 marzo 1984 esce il primo comunicato della Commissione allargata. Si chiede che i mezzi di comunicazione si astengano da giudizi finché l’autorità competente ecclesiastica emetta il suo verdetto; che non si approvino i pellegrinaggi organizzati; che "i veggenti" e gli operatori ecclesiastici di Medjugorje non rilascino dichiarazioni sul contenuto delle cosiddette apparizioni: "Dato che gli avvenimenti nella parrocchia di Medjugorje hanno trovato una notevole risonanza nella nostra Chiesa locale e all’estero, il Vescovo ordinario ha ritenuto necessario ampliare la Commissione, composta finora di quattro membri, cooptando i nuovi membri, scelti da tutti gli Istituti teologici della Chiesa in Croazia e Slovenia, esperti in varie materie teologiche, come anche dei rappresentanti della scienza medica... la Commissione non approva il fatto che alcuni sacerdoti e laici cattolici guidino i pellegrinaggi organizzati a Medjugorje, oppure che organizzino pubbliche comparse dei veggenti nelle chiese prima che la Chiesa emetta il suo giudizio sull’autenticità delle apparizioni".[29]
- L’11 ottobre 1984 nel secondo comunicato leggiamo tra l’altro: "La Commissione ha deciso di studiare ulteriormente le esperienze integrali dei ragazzi e le interpretazioni di tali esperienze da parte del personale pastorale di Medjugorje, sebbene già adesso si intravedano difficoltà di carattere disciplinare e teologico nei messaggi di Medjugorje"[30]
- Il 12 ottobre 1984 la Conferenza Episcopale invita a non organizzare pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje: "I Vescovi richiamano l’attenzione sulla necessità di attendere il giudizio delle autorità competenti sugli avvenimenti di Medjugorje in Erzegovina, che verrà emesso dopo le indagini generali e degli esperti. Perciò non possono essere organizzati pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje come se la Chiesa avesse già emesso un giudizio positivo su tali avvenimenti."[31]
- Il 30 ottobre 1984 il vescovo Žanić pubblica la posizione (non ufficiale)
della Curia diocesana presentando in 15 punti i fenomeni e fatti negativi legati agli avvenimenti di Medjugorje.[32]
- L’8 marzo 1985 esce il terzo Comunicato di detta Commissione sui risultati dei singoli esperti e studi. Vi si legge tra l’altro: "La Commissione ritiene che la questione più difficile in questo contesto sia la disobbedienza ecclesiastica dei due ex-cappellani di Mostar i quali hanno rifiutato il trasferimento appellandosi ai messaggi di Medjugorje".[33]
- Il 18 aprile 1985 di nuovo l’invito della Conferenza Episcopale ai fedeli di astenersi dai pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje: "I Vescovi seguono con la dovuta attenzione gli avvenimenti di Medjugorje in Erzegovina. Essi hanno confermato anche in questa riunione le loro precedenti istruzioni e decisioni in riferimento a questo problema".[34]
- Il 23 maggio 1985 esce la Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede -firmata dal Segretario, arcivescovo mons. Alberto Bovone - inviata alla Conferenza Episcopale Italiana che richiede di non organizzare i pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje: Ecco il testo integrale inviato dalla Santa Sede al Segretario della CEI, mons. Egidio Caporello:
     "Eccellenza, da più parti e particolarmente dal competente Ordinario di Mostar (Jugoslavia) viene constatata e lamentata una vasta propaganda per i ’fatti’ legati alle asserite apparizioni di Medjugorje per cui è sorta un’apposita organizzazione di pellegrinaggi ed altre iniziative che contribuiscono a creare confusione tra i fedeli e ad intralciare il lavoro di delicato esame che sta attuando l’apposita Commissione per l’accertamento dei ’fatti’ in parola.
     Al fine di evitare l’accentuarsi della suddetta propaganda e conseguente speculazione che viene fatta in Italia, nonostante quanto espresso e raccomandato dalla Conferenza Episcopale Jugoslava, voglia considerare codesta Presidenza l’opportunità di consigliare l’Episcopato Italiano a voler scoraggiare pubblicamente l’organizzazione di pellegrinaggi al suddetto presunto centro di apparizioni come pure ogni altra forma di pubblicità, specie editoriale, ritenuta pregiudizievole ad un sereno accertamento dei fatti in parola da parte della Speciale Commissione allo scopo canonicamente costituita.
     Profitto dell’occasione per confermarmi con sensi di distinto ossequio..."[35]
- Il 31 maggio 1985 il quarto comunicato della summenzionata Commissione. Nella riunione sono ascoltati i rapporti dei singoli esperti, in relazione a quanto segue: "il confronto tra il concetto di conversione nel Vangelo e nei fenomeni di Medjugorje, le difficoltà disciplinari legate ai due ex-cappellani di Mostar che si appellano ai messaggi di Medjugorje, la problematicità teologica di alcuni messaggi di Medjugorje, l’insufficiente documentazione sulle asserite guarigioni prodigiose".[36]
- Il 27 settembre 1985 esce il quinto comunicato della medesima Commissione, in cui è riportato brevemente ciò che i membri hanno elaborato.[37]         
- Nel gennaio 1987 a seguito del suggerimento della Congregazione per la Dottrina della Fede di istituire un’apposita Commissione a livello della Conferenza Episcopale, uscì un comunicato del Cardinale Kuharić e del Vescovo Žanić: "In attesa dei risultati dei lavori della Commissione e del giudizio della Chiesa, i Pastori e i fedeli osservino l’atteggiamento di prudenza consueta in tali situazioni. Non è perciò permesso organizzare i pellegrinaggi ed altre manifestazioni motivate dal carattere soprannaturale attribuito ai fatti di Medjugorje".[38]     
- Il 25 luglio 1987 in occasione della cresima conferita a Medjugorje il vescovo Žanić si è riferito nel suo sermone alle asserite apparizioni. Ecco un passo, citato allora da molti giornali nel mondo: "La Madonna, dicono, ha cominciato ad apparire sul Podbrdo, sul colle di Crnica, e quando la polizia ha vietato di andare là, è scesa nelle case, nei recinti, nei campi, nelle vigne, nei campi di tabacco. è apparsa nella chiesa, sull’altare, nella sacrestia, nel coro, sul tetto, nel campanile, nelle strade, nella via verso Cerno, nel bus, nelle macchine, in alcuni luoghi di Mostar, in più luoghi di Sarajevo, nei conventi di Zagabria, a Varaždin, in Svizzera, in Italia, di nuovo sul Podbrdo, sul Križevac, nella parrocchia, nella casa parrocchiale, ecc. Certamente non è stata qui annoverata nemmeno una metà dei luoghi delle asserite apparizioni e una persona sobria che onora la Madonna, si chiede: O Madonna mia, che cosa fanno di te?"[39]
- Nel 1990 il vescovo diocesano Žanić ha pubblicato la sua posizione nei confronti di Medjugorje riassumendo in 28 punti tutto quello che lo dissuade dal riconoscerle autentiche  apparizioni soprannaturali, e ciò che scandalizza molti fedeli riguardo ai fenomeni di Medjugorje.[40] 
- Il 10 aprile 1991 segue la Dichiarazione della Conferenza Episcopale d’allora, in base ai risultati dell’apposita Commissione, riguardo alla possibilità di verificare se a Medjugorje si tratti di apparizioni e rivelazioni soprannaturali. La Dichiarazione suona integralmente così:
     I Vescovi della Conferenza Jugoslava, riuniti in sessione ordinaria, a Zadar nei giorni 9-11, si sono accordati sulla seguente
D i c h i a r a z i o n e
 
     I Vescovi fin dall'inizio seguono i fatti di Medjugorje mediante il Vescovo diocesano, la Commissione diocesana e la Commissione della Conferenza Episcopale Jugoslava per Medjugorje.
     In base alle investigazioni finora condotte non è possibile affermare che si tratti di apparizioni o rivelazioni soprannaturali.
     Tuttavia, la numerosa presenza di fedeli che giungono a Medjugorje da varie parti, spinti sia da motivi di fede che da altri motivi, esige l'attenzione e la cura pastorale primariamente del Vescovo diocesano, e con lui anche degli altri Vescovi, cosicché a Medjugorje, e in rapporto con la stessa, venga promossa una sana devozione verso la Beata Vergine Maria, secondo l'insegnamento della Chiesa.
     I Vescovi daranno anche delle particolari direttive liturgico-pastorali adeguate a tale scopo. Nello stesso tempo mediante le loro Commissioni essi continueranno a seguire ed esaminare nel loro insieme i fatti di Medjugorje.
     Zadar, 10 aprile 1991
                                                                                                              I Vescovi della Jugoslavia.[41]
     Poi è scoppiata la guerra nel territorio della Repubblica di Croazia e della Repubblica della Bosnia ed Erzegovina. I seguaci dei fenomeni di Medjugorje proseguono ad affermare che la Madonna "appare". La Curia diocesana ha richiamato l’attenzione più volte sulla necessità di non fare affermazioni e di non predicare pubblicamente nelle chiese parlando di apparizioni soprannaturali proprio perché non è possibile verificare che la Madonna appare. Perciò non sono permessi i pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje.[42]
 
     6) La Chiesa non ha finora riconosciuto il carattere soprannaturale delle "apparizioni" di Medjugorje
 
     Considerando le suesposte regole delle quali i membri delle commissioni, impegnati nell’investigazione dei fenomeni di Medjugorje, hanno tenuto conto, e in base alle quali hanno suggerito, sia al Vescovo locale che alla Conferenza episcopale, di assumere la posizione che non è possibile affermare il carattere soprannaturale di tali apparizioni, e considerando  che nel periodo passato, specialmente in tempi recenti, si è parlato e scritto degli avvenimenti della parrocchia di Medjugorje, presentiamo al riguardo alcuni punti fermi e fondamentali che la Curia diocesana di Mostar ha reso noti in vari modi al pubblico, informando in maniera dovuta la Santa Sede, e che tiene in vista anche oggigiorno:
 
     1. "Il caso erzegovinese" - Medjugorje. Il Vescovo diocesano di Mostar, mons. Pavao Žanić, all'inizio delle asserite apparizioni, nel 1981, era aperto alle voci secondo cui nel territorio della diocesi di Mostar-Duvno, nella parrocchia di Medjugorje, appariva la Beata Vergine Maria. Dal momento, però, che i cosiddetti veggenti nei loro "messaggi", cominciarono a diffondere, come se fossero della Madonna, le posizioni antiecclesiastiche legate al "caso erzegovinese" sulle parrocchie controverse, sulla giurisdizione parrocchiale e sulla missione canonica, difendendo la disobbedienza di alcuni francescani in cura d'anime, la prudenza gli impose di assumere un atteggiamento molto più cauto. Così le autorità ecclesiastiche competenti, prima il Vescovo diocesano in base alle sue due Commissioni (la prima: 1982-84, la seconda: 1984-86), poi la Conferenza Episcopale d'allora in base alla sua Commissione (1987-90), hanno emanato il seguente giudizio negativo sulle apparizioni di Medjugorje alle quali si attribuirebbe il carattere soprannaturale: "Non è possibile affermare che si tratti di apparizioni e rivelazioni soprannaturali" della Madonna, o di qualsiasi altra persona santa.
     Perciò non è lecito nelle chiese e nelle comunità ecclesiali affermare e dichiarare il contrario, cioè come se la Madonna fosse apparsa o apparisse.
 
     2. I frutti. Nonostante le decine di migliaia di visitatori che vengono a Medjugorje "per motivi religiosi ed altri", come dice la Dichiarazione della Conferenza Episcopale, e sebbene tra quelli vi siano religiosi, sacerdoti e persino Vescovi, curiosi e forse desiderosi di guarigioni fisiche e conversioni spirituali; nonostante le decine di libri e opuscoli a favore delle cosiddette apparizioni di Medjugorje, scritti da rinomati scrittori del mondo; nonostante le probabili decine e centinaia di migliaia di confessioni e comunioni, il che viene rilevato dai sostenitori dei fenomeni di Medjugorje: "non è possibile affermare che si tratti di apparizioni e rivelazioni soprannaturali" della Madonna. Ma, se questi fenomeni sono veramente e autenticamente cristiani, sono comprensibili nel quadro dell'ordinaria azione della grazia di Dio per mezzo della fede e dei santi sacramenti nella Chiesa Cattolica. Per non parlare dei frutti negativi.
     3. I "messaggi" di Medjugorje sulla preghiera, sul digiuno, sulla fede, sulla conversione, sulla pace, quotidianamente ripetuti come freschi, ma in realtà sempre gli stessi, come se la Madonna li dicesse ora ai "veggenti", sono così presenti nella Sacra Scrittura e nel Magistero ordinario della Chiesa Cattolica che chiunque li voglia ascoltare e vivere secondo i comandamenti di Dio e della Chiesa può in ogni luogo di questo mondo pregare, digiunare, credere, convertirsi ed impegnarsi per la pace. A un tale bisogno e dovere cristiano non toglie né aggiunge alcun maggior valore e vigore nemmeno una apparizione confermata, e tanto meno migliaia di cosiddette apparizioni di Medjugorje non confermate.
     4. Contraddizioni. Nei singoli racconti dei cosiddetti veggenti di Medjugorje, pubblicati negli ultimi 14 anni ci sono tali contraddizioni, non verità e banalità, che non si possono attribuire affatto alla nostra Madre celeste, che è la Sedes Sapientiae, e perciò non esiste la minima garanzia di credibilità. In base a tali e tante dichiarazioni ed eventi legati ad esse, e già in vari modi pubblicate: "Non è possibile affermare che si tratti di "apparizioni e rivelazioni" soprannaturali né della Madonna, né di qualcun altro. Le dicerie sul "grande segno" e sui "dieci segreti", che la Madonna, si dice, avrebbe affidato ai "veggenti", è conforme più ad un'azione intimidatoria con ricorso a numeri cabalistici tipici di alcune comunità non cattoliche, che non alla sana dottrina della Chiesa Cattolica.
      5. Persone normali. Tra i sei ragazzi d'allora di Medjugorje, i quali affermavano che la Madonna "appariva" loro, uno è entrato in seminario, un'altra è entrata in una comunità religiosa mista, e tutti e due sono usciti coll'andar del tempo. Cinque hanno contratto matrimonio (anche i due menzionati). Questi fedeli, anche dopo alcune migliaia di cosiddette apparizioni, sono tanto "normali" nella loro vita, che non fanno vedere in nessuna maniera, eccetto che con i loro racconti, che la Madonna sia loro apparsa; dico "normali" proprio come tutti gli altri fedeli "normali" che non hanno mai "visto" la Madonna, però credono in Lei come cattolici e si rivolgono a Lei nella fervorosa preghiera. La nostra santa fede, che si basa sull'ascolto della Parola di Dio, e non sulla visione terrestre delle apparizioni celesti, è al tempo stesso obsequium rationabile (Rom 12,1), al contrario della instancabile propaganda sulle apparizioni quotidiane o almeno frequentissime. Alcuni si comportano come se volessero andare direttamente contro la beatitudine di Gesù detta a Tommaso incredulo: "Beati quelli che pur non avendo visto crederanno" (Gv 20,29).
      6. L’attività caritativa. Anche tenendo conto di tutto l'aiuto caritativo-umanitario che, durante la terribile guerra in quelle regioni dilaniate, si raccoglieva e si sta ancora raccogliendo nel mondo tramite i mezzi di comunicazione al servizio della propaganda di Medjugorje, a nome di Medjugorje, aiuto indirizzato ai bisognosi, che passa per i canali medjugorjani "non è possibile affermare che si tratti di apparizioni e rivelazioni soprannaturali" né della "Regina della pace", né di qualsiasi altra apparizione soprannaturale.
     7. Le chiese distrutte e non distrutte. Non é nemmeno prova della soprannaturalità delle "apparizioni" il fatto che la chiesa di S. Giacomo di Medjugorje non è stata bombardata, mentre, per esempio, tutte e due le chiese a Mostar e in numerosi altri luoghi dell’Erzegovina, della Bosnia e della Croazia sono state bombardate e distrutte.     
     8. Il processo inarrestibile delle "apparizioni". Coloro che già da 14 anni asseriscono che letteralmente ogni giorno a Medjugorje "appare la Regina della pace" (sebbene già il 30 giugno 1981 fosse stato detto che le "apparizioni" ci sarebbero state "ancora solo tre giorni"), non sapendo forse come fermare il processo delle "apparizioni" per non fermare i visitatori che vengono attratti dalle cosiddette apparizioni o per "altri motivi", non fanno un buon servizio né all'onore né alla verità sulla Beata Vergine Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa. Non lo fanno nemmeno alla Chiesa, Madre spirituale di tutti noi cristiani cattolici che radichiamo la nostra fede cattolica in Dio e la nostra devozione alla Madonna e non su certe storie da ragazzi e presunte apparizioni, ma sull'autentica rivelazione di Dio e sull'autentica interpretazione, di cui è garante lo Spirito Santo tramite il vivente Magistero della Chiesa.
     9. Turismo. La verità ripetuta, che in nessuna maniera si può finora provare né constatare che la Beata Vergine sia apparsa una sola volta a Medjugorje, non intende diminuire gli sforzi delle istituzioni statali e informative per attirare un numero quanto più grande di turisti, nelle nostre regioni. Ma tale propaganda, utile e necessaria per il rinnovamento del Paese venga fatta sulla base dei noti valori e bellezze della nostra Patria croata, che il Signore le ha donato, e non sulla base di "apparizioni", "rivelazioni" e "messaggi" non provati e non confermati dalla Chiesa. Le autorità civili croate e i mezzi di comunicazione sociale, se non vogliono interferire nelle cose ecclesiastiche, manterranno la loro imparzialità se presenteranno la dovuta attenzione alla posizione ufficiale del magistero ecclesiastico.
     10. Né il santuario, né i pellegrinaggi. Né il Vescovo diocesano come presule ecclesiastico della diocesi locale e della Chiesa di Mostar-Duvno, né alcuna altra autorità competente ha finora ufficialmente eretto la chiesa di San Giacomo di Medjugorje a "santuario" mariano, né ha approvato un "culto" della Madonna in base alle cosiddette "apparizioni". Anzi, a causa di tutta la controversia, ha vietato più volte di parlare dall'altare e nella chiesa della soprannaturalità delle "apparizioni e rivelazioni" e di organizzare "pellegrinaggi ufficiali" a nome delle parrocchie, delle diocesi e della Chiesa in genere. Chi agisce altrimenti, crea confusione e divisione tra i fedeli e procede esplicitamente contro gli ammonimenti emanati dalla precedente Conferenza Episcopale e dalla stessa Santa Sede.
Una sana devozione verso la Madre di Dio, in conformità alla dottrina della Chiesa, specialmente all’esortazione pontificia "Marialis cultus", del 1974, deve essere favorita e promossa in ogni persona, famiglia, chiesa, parrocchia e diocesi cattolica.
                Mostar, maggio 1995
                                                                                                              Ratko Perić, vescovo di Mostar
                /Traduzione dal libro “Prijestolje Mudrosti” (Sedes Spientiae), Mostar 1995, pp. 266-286/.


[1]I. Sivrić, nel suo libro ben documentato La face cachée de Medjugorje, tome I, Ed. Psilog, Saint-Francois-du-Lac, Canada, 1988, ha raccolto nei primi sette anni delle "apparizioni" oltre 200 fonti, pp. 381-394.
[2]Cito solo quegli autori di cui mi sono servito nel presente articolo: R. Šilić, Caveant animarum directores, in: Dobri pastir (Buon Pastore), Sarajevo, 3-4/1950, pp. 27-30;
     J. Ćurić, Znanstvena istraživanja u Medjugorju? (Le indagini scientifiche a Medjugorje?) in: Obnovljeni život (Vita rinnovata), Zagreb, 3-4/1984, pp. 329-339;
     J. Galot, Le apparizioni private nella vita della Chiesa, in: La Civiltŕ Cattolica, 6 aprile 1985, pp. 19-33;
     Ž. Puljić, Privatne objave u životu Crkve (Le apparizioni private nella vita della Chiesa), in: Marija u vjeri kršćanina, kateheze za mlade o BDM (Maria nella fede del cristiano, catechesi per i giovani sulla BMV), Sarajevo 1985; Idem (pseudonimo: W. P), Privatne objave i ukazanja (Le rivelazioni ed apparizioni private), in: Crkva u svijetu (Chiesa nel mondo), Split, 3/1989, pp. 247-251;
     M. Zovkić, Problematični elementi u fenomenu Medjugorja (Gli elementi problematici nel fenomeno di Medjugorje), in: Bogoslovska smotra (La rivista teologica), Zagreb, 1-2/1993, pp. 76-88;
     R. Fisichella, Dio ci ha parlato attraverso suo Figlio, in: Vita pastorale, 6/1994, pp. 40-45;
     M. Mazza, The Catholic Church and Medjugorje, in: Homiletic and Pastoral Review, New York, 7/1994, pp. 28-31. 51-56.
     E. Cuoghi, Medjugorje - valutazioni, vicende, documenti, ed. Supernova, Venezia-Lido 1994.
 [3]Dei Verbum, 4.
 [4]Cfr. J. Galot, art. cit., pp. 22-23.
[5]R. Šilić, art. cit., 28: "Caveant ergo directores animarum, ne cito revelationibus credant, et a piis feminis decipiantur."
[6] Cfr. K. Vasilj, art. cit., p. 374.
[7] Cfr. J. Galot, art. cit., p. 19.
[8]  Ivi, p. 25.
[9]Ivi, p. 30.
[10]Cfr. Ivi.
[11]Ivi, p. 31.
[12]Ivi, p. 31.
[13]W. P. (Ž. Puljić), art. cit., 1989, p. 250.
[14]Vedi M. Mazza, il quale cita A. Poulain, The Graces of Interior Prayer, art. cit., pp. 30-31. 51-56. L’autore, esponendo i detti criteri, nello stesso tempo li applica ai fatti e dichiarazioni sul fenomeno di Medjugorje. Anche sistematicamente confuta l’autenticità di tali apparizioni.
[15]R. Fisichella, art. cit., pp. 43-44.
[16]Ivi, 44.
[17]R. Laurentin, Javlja li se Gospa u Međugorju? (Appare la Madonna a Medjugorje?), in: Glas Koncila, 4, 5, 6/1984, p. 7.
[18]Cfr. Ivi, pp. 329-330.
[19]Cfr. Ivi, pp. 330-331.
[20]Ivi, 331, citato: p. 332.
[21]Ivi, pp. 332-334.
[22]Cfr. Ivi, pp. 334-335.
[23]Cfr. Ivi, pp. 336-337.
[24]Ivi, pp. 337-338.
[25]De Servorum Dei beatificatione et Beatorum canonizatione, Liber II, 32, No. II. Citato in: J. Galot, art. cit., 32: "... Sciendum est approbationem istam nihil aliud esse quam permissionem ut edantur ad fidelium institutionem et utilitatem, post maturum examen: siquidem hisce revelationibus taliter approbatis, licet non debeatur, nec possit adhiberi, assensus fidei catholicae, debetur  tamen assensus fidei humanae iuxta prudentiae regulas, iuxta quas nempe tales revelationes sunt probabiles et pie credibiles..."
[26]Catechismo della Chiesa Cattolica, Libreria Editrice Vaticana, 1993, nr. 67.
[27]P. Žanić,  Izjava za javnost (Comunicato stampa), in: Crkva na Kamenu (Chiesa sulla roccia), 7-8/1981, p. 24; Biskupova izjava o "ukazanjima" u Hercegovini (La dichiarazione del Vescovo sulle "apparizioni" in Erzegovina), in: Glas Koncila, 16 agosto 1981, p. 1; Vedi anche la difesa dei sacerdoti francescani erzegovinesi da parte del Vescovo davanti alla Presidenza dello Stato d’allora, la Lettera al presidente Kreigher e Pred odgovornošću (Davanti alla responsabilitŕ), in: Crkva na Kamenu, 9-10/81, pp. 1 i 2.
[28]Numero della lettera 63/1984, vedi in: Glas Koncila, 1 aprile 1984, p. 5.
[29]Dvodnevno savjetovanje proširene komisije za Međugorje. Priopćenje za tisak (Le consultazioni di due giorni della Commissione allargata pro Medjugorje. Comunicato stampa), in: Glas Koncila, 1 aprile 1984, pp. 1 i 5; Circa gli eventi di Medjugorje nella Diocesi jugoslava di Mostar-Duvno, in: L’Osservatore Romano, 12 maggio 1984, p. 2.
[30]Novo o Međugorju (Il nuovo su Medjugorje), in: Glas Koncila, 28 ottobre 1984, p. 9.
[31]Jesenski sabor BKJ (La sessione autunnale della CEJ), in: Glas Koncila, 21 ottobre 1984, p. 2.
[32]P. Žanić, La posizione attuale (non ufficiale) della Curia Vescovile di Mostar nei confronti degli eventi di Medjugorje. Inviata alla S. Sede e alle Conferenze Episcopali del mondo. Vedi anche la recensione di G. Caprile, Circa i fatti di Medjugorje, in: La Civiltà Cattolica, 18 maggio 1985, pp. 363-371.
[33]Od posta do tajnovitih znakova (Dal digiuno fino ai segni segreti), in: Glas Koncila, 24 marzo 1985, p. 5.
[34]Priopćenje za javnost (Comunicato stampa), in: Glas Koncila, 28 aprile 1985, p. 3.
[35]Il testo integrale in: La Civiltà Cattolica, 19 ottobre 1985, p. 173; Vedi Tajnik Kongregacije za nauk vjere o događajima u Medjugorju (Il Segretario della Congregazione per la dottrina sugli avvenimenti di Medjugorje) in: Glas Koncila, 30 giugno 1985, p. 3, dove è stato riferito l’atteggiamento della Congregazione da un settimanale italiano.
[36]Priopćenje sa dvodnevnog zasjedanja Komisije za ispitivanje događaja u župi Medjugorje (Comunicato della riunione di due giorni della Commissione per l’inchiesta dei fatti nella parrocchia di Medjugorje), in: Glas Koncila, 16 giugno 1985, p. 5.
[37]Izvještaj iz Medjugorja (Il rapporto da Medjugorje), in: Glas Koncila, 20 ottobre 1985, p. 5.
[38]Priopćenje za tisak o Međugorju (Comunicato stampa su Medjugorje), in: Crkva na Kamenu, 2/1987, p. 1; Biskupska konferencija Jugoslavije sastavila novu Komisiju za istraživanje medjugorskih dogadjaja (La CEJ ha formato  la nuova Commissione per indagare i fatti di Medjugorje), in: Glas Koncila, 18 gennaio 1987, p. 1; Comunicato stampa su Medjugorje, in: L’Osservatore Romano, 14 febbraio 1987, p. 2.
[39]Izjava mostarskog biskupa o Međugorju (La dichiarazione del Vescovo di Mostar su Medjugorje), in: Crkva na Kamenu, 8-9/1987, p. 2.
[40]Un opusculo di 20 pagine in croato, inglese, italiano, tedesco e francese.
[41]Izjava Biskupske konferencije Jugoslavije o Međugorju (Dichiarazione della CEJ su Medjugorje), in: Glas Koncila, 5 maggio 1991, p. 1.
                Ecco il testo croato:
                Na redovnom zasjedanju Biskupske konferencije Jugoslavije u Zadru, 9-11. travnja 1991, usvojena je slijedeća
                I Z J A V A
                Na temelju dosadašnjeg istraživanja ne može se ustvrditi da se radi o nadnaravnim ukazanjima i objavama.
                Međutim, brojna okupljanja vjernika s raznih strana koji u Međugorje dolaze potaknuti i vjerskim i nekim drugim motivima zahtijevaju pažnju i pastoralnu skrb prvenstveno dijecezanskog biskupa, a s njime i drugih biskupa, kako bi se u Međugorju, i povezano s njime, promicala zdrava pobožnost prema Blaženoj Djevici Mariji, u skladu s učenjem Crkve.
                U tu svrhu biskupi će izdati i posebne prikladne liturgijsko-pastoralne smjernice. Isto tako preko svojih će Komisija i dalje pratiti i istraživati cjelokupno događanje u Međugorju.
                Zadar, 10. travnja 1991.                                  Biskupi Jugoslavije.
 
                La traduzione inglese:
                On 9-10 April 1991, at the ordinary meeting of the Bishop's Conference of Yugoslavia in Zadar, the following was accepted:
DECLARATION
      From the very beginning, the Bishops have been following the events of Međugorje through the local Bishop, the Bishop's Commission and the Commission of the Bishop's Conference of Yugoslavia for Međugorje.
On the base of studies that have been made to this moment, it cannot be confirmed that supernatural apparitions and revelations are occurring here.
      Yet, the gathering of faithful from various parts of the world to Međugorje motivated by reasons of faith or other, requires the pastoral attention and care, in the first place, of the local Bishop then of the other Bishops with him, so that Međugorje and in connection with it, may be promoted a healthy devotion toward Saint Virgin Mary according to the doctrine of the Church. The Bishops will give also particular liturgical and pastoral directives corresponding to this aim. At the same time through the Commissions they wil continue to study, in all the context, the events of Međugorje.
     Zadar, April 10, 1991
                                                                                                              The Bishops of Yugoslavia.
 [42]Vedi Izjava biskupa o Međugorju nas obvezuje (La dichiarazione dei Vescovi ci obbliga),in: Crkva na Kamenu, 7/1991, p. 2; Gospina čast (L’onore della Madonna) in: Istina oslobađa (La verità ci rende liberi), La miscellanea del vescovo Pavao Žanić a cura di T. Vukšić, Mostar 1992. La posizione della Curia diocesana di Mostar è stata riportata anche da mons. Luka Pavlović, vicario generale, a più riprese: Lažni Papin delegat (Un falso delegato del Papa), in: Glas Koncila, 12 giugno 1994, p. 5; Zadarska izjava vrijedi! (La dichiarazione di Zadar vale!), in: Glas Koncila, 10 luglio 1994, p. 6; Hrvatski i medjugorski jezik (La lingua croata e quella di Medjugorje), in: Glas Koncila, 7 agosto 1994, p. 10; Priče za naivne (I racconti per gli ingenui), in: Glas Koncila, 25 settembre 1994, p. 2. Vedi anche su Slobodna Dalmacija, 11 gennaio 1995, p. 9.
   

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